Il Calderone di Severus

Querthe - Fools Gold, Tipologia: one shot - Genere: Introspettivo - Epoca: 6^ anno - Pairing: nessuno - Personaggi: Severus

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view post Posted on 6/6/2017, 10:30
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Dalla luna...

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Titolo:Fools Gold
Autore: Querthe
Beta: Ellyson – Ele Snapey
Tipologia:Song Fiction (testo usato 88%, incluso il ritornello contato 1 volta sola)
Rating: Per tutti
Genere: Introspettivo
Personaggi: Severus Piton
Pairing: Nessuno
Epoca: 6 anno
Disclaimer: I personaggi ed i luoghi presenti in questa storia non appartengono a me bensì, prevalentemente, a J.K. Rowling e a chi ne detiene i diritti. I personaggi originali di ……… (solo se avete inserito uno o più personaggi originali creati da voi, naturalmente), i luoghi non inventati da J.K. Rowling e la trama di questa storia sono invece di mia proprietà ed occorre il mio esplicito e preventivo consenso per pubblicare/tradurre altrove questa storia o una citazione da essa.
Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro, ma per puro divertimento, nessuna violazione del copyright è pertanto intesa.
Riassunto:
Severus a Nocturn Alley si domanda chi tra lui e Minus è migliore, se lui che nasconde sé stesso a tutti o l’altro, che ha saputo sfruttare la sua mediocrità alla luce del sole.
Note:
1) Scritta per la Severus House Cup – Sfida di Febbraio “A Ritmo di musica”

2) Ispirata da Blackmore’s Night, Album “Under a Violet Moon”, canzone “Fools Gold”
 
Parole: 1552
 
Fool’s Gold
Da qualche parte nella piazza del mercatoche è Nocturn Alley la pavimentazione ancora brilla per l’acqua raccoltasi in pozzanghere. Severus si avvolge strettamente nel mantello nero, calando l’ampio cappuccio sul volto, quasi coprendolo interamente sul lato sinistro.
L’uomo oltrepassava il confine raramente, odiava farlo, ma la necessità di alcuni ingredienti altrimenti estremamente difficili, se non impossibili da reperire, lo avevano costretto ad entrare a Nocturn Alley, quella volta decisamente controvoglia. Il tempo è nuvoloso, residuo di alcuni giorni di pioggia battente, e il sole non accenna a mostrarsi se non per pochi, veloci secondi, debole e malaticcio, come febbricitante.
Si muove lungo la via, osservando, senza realmente vederle, le vetrine addobbate di mercanzie, aspettando il momento giusto per entrare nel negozio che gli interessa. Vede, riconosce immediatamente alcuni suoi compagni, come odia quella parola così amichevole per quanto in realtà nasconda al contrario una filosofia che non è per nulla sua, Mangiamorte arrivare sul lato opposto della via, diretti verso di lui sebbene loro sembrino non averlo scorto, decisamente troppo impegnati a pavoneggiarsi nelle loro rispettive identità pubbliche, fragili armature di foglia dorata improntate totalmente a nascondere l’orrore del loro vero io. Si volta verso la vitrea lamina trasparente del negozio, simulando perfettamente di essere interessato a ciò che vi è all’interno, così da rendersi ancora più invisibile di quello che è attualmente, un essere anonimo in un anonimo mantello mentre fa cose anonime e senza interesse per nessuno, o così spera di apparire. Lo sguardo si sofferma per un secondo sulla figura ingobbita dalla stanchezza e dal tempo di un uomo seduto ad un tavolo ingombro di bottiglie e di bicchieri sporchi di liquido giallastro. Occhi appannati restituiscono lo sguardo attraverso l’ennesimo calice di vino... Un ubriacone, sicuramente, come se ne vedono tanti da quelle parti, e non solo, da quando era chiaro che l’Oscuro Signore era tornato. Come se fuggire dalla realtà con l’alcol fosse un modo sicuro per salvarsi. Certamente per molti era sembrato il modo migliore, e molti ogni giorno lo adottavano.
La smorfia di disgusto che Severus non può frenare è presa dal suo quasi inconscio spettatore come un sorriso, restituendolo sotto forma di un riso sguaiato, mentre trangugia il liquido giallo paglierino, un vinaccio fermo degno forse solo della bettola che lo vende, in un solo sorso.
La porta della locanda si apre, permettendo ad uno dei tanti avventori di uscire, e, nel piccolo lasso di tempo durante il quale la stessa si richiude, le orecchie del pozionista possono sentire come al pari di una reazione a catena, la risata dell’ubriaco ha fatto ridere, probabilmente per empatia tra anime simili, anche gli altri dentro il locale.
Improvvisamente, proprio quando sta per voltarsi e lasciare quel piccolo mondo di derelitti alla loro falsa sicurezza da sbornia, un vecchio orbo entra nella sua visuale, oltre il vetro. Sembra avvezzo alle acrobazie e alle movenze che si potevano riscontrare solo nei clown, e infatti sembra comportarsi da tale.
Il giullare senza un occhio salta e gira e si fa strada tra la folla del locale, mentre gli avventori della taverna tentano di non ridere troppo forte.
Severus scuote la testa, guardando nel frattempo dove si trovano i Mangiamorte da cui non vuole farsi riconoscere. Sembrano essersi fermati poco lontano, senza apparentemente essersi accorti di lui.
Il giullare fa un’altra piroetta, quindi cade a terra. Mani si levano e applaudono, si sente un corto “Hurrah!”evarie richieste di continuare, con un volume tale da essere udibile anche in strada .
L’uomo decide, vedendo che il gruppo che voleva evitare ha finalmente voltato in una traversa, di allontanarsi da quello spettacolo che ritiene indegno per ogni tipo di essere umano, sia che fosse spettatore, sia che fosse attore dello stesso.
Eppure, mentre si avvia nuovamente lungo la strada, si rende conto che da molto, troppo tempo non ride. Quella scena non lo ha toccato minimamente, o meglio, lo ha schifato, ma di certo non gli ha dato sensazioni tali da spingerlo a ridere, o sorridere, o anche solo fare una smorfia.
Si guarda in giro, e vede che il sorriso è sulla bocca di molti, ma gli occhi non mostrano ciò che sembra così palese con le labbra. Essi sono lo specchio dell’anima, forse è per quello che i suoi sono così neri, ma nessun occhio che può osservare ride come la bocca che spesso si piega in quella fastidiosa smorfia.
“Apparentemente, ripensandoci, anche il poverino da un occhio solo non rideva molto, ma faceva più che altro ridere. Indossava una maschera, forse per spillare una burrobirra gratis. Già. Sembra che sia molto facile mettersi a ridere quando non sei nei panni del giullare. E io non rido quasi mai. Forse sono anche io un giullare, un clown che si muove al suono di una stupida e perversa musica suonata da altri?”
Il pozionista si mette a ripensare a ciò che aveva fatto negli anni. Si è costruito una nomea, e un ruolo, che assolutamente non gli appartengono nell’anima, ma apparentemente anche la sua anima è così sommersa da bugie e macchinazioni, falsità e cattive azioni fatte a fin di bene che fatica molto anche solo a ricordare chi sia davvero, cosa gli importi davvero e cosa possa perdere.
“Poco o nulla. Forseperchè quando hai solo bugie, falsità e trucchi, alcuni direbbero oro dei folli, non hai altro da perdere...
Eppure erano davvero molti, troppi anni che guidato da mani invisibili, da ben due allucinanti e a suo parere assurdi piani orditi ognuno da un potente mago contro l’altro, l’uomo faceva credere a ognuno dei due di essere una spia nell’organizzazione dell’altro.
“Ma a chi va la mia fedeltà?” si domanda ricominciando a camminare verso il negozio che gli interessa.
Si ricorda, osservando il suo riflesso come sbiadito in una vetrina alla sua destra, della solerzia con cui si era presentato al Signore Oscuro quando lo aveva chiamato, ogni volta che lo aveva chiamato. Seduto su quella poltrona, verso il fuoco, la testa di Nagini appoggiata sulla sua coscia mentre lui la accarezzava lentamente con quelle mani più viscide della sua compagna rettile, ogni tanto gli faceva balenare nella mente un’immagine che aveva visto una volta su un libro di fiabe di sua madre, e la voce di lei che con il sorriso sulle labbra leggeva il testo sotto il disegno, dai toni cupi e quasi tenebrosi.
Il re siede sul suo trono, il peso del mondo sulle sue spalle.” borbotta, continuando a camminare.
Si ferma, osservandosi nell’ennesima vetrina, il collo torto per meglio vedere da sotto il cappuccio scuro. Scuote a testa potendo vedere anche nel riflesso semitrasparente le pesanti occhiaie da sonno.
Quando la mente inizia a correre a piede libero non hai tempo per riposare, ma dovrai farlo Severus, dovrai farlo per il bene di tutti quelli che si fidano di te, che hanno bisogno di te. Già, avere bisogno di me. Lui aveva bisogno di me, sia lui che Silente, ma lui aveva bisogno anche di gente che strisciasse per lui. Minus, Minus era davvero il peggio di ciò che può essere un sicofante. Credo che probabilmente lui lo avrà anche chiamato solo per divertirsi nell’insultarlo, in un raro momento in cui voleva ridere non per il dolore che infliggeva o faceva infliggere.”
Il pozionista si immagina di nuovo Lord Voldemort come un re sul trono, una cupa corona a forma di serpente sulla sua testa, che alzandosi lentamente, lascia vedere in penombra le labbra sottili e inesistenti sibilare la domanda che nasconde un imperioso ordine.
Dov’è il mio pagliaccio? L’ho bisogno ora, per distrarmi dai miei problemi...
E l’arlecchino che è Minusentra e inizia il suo lavoro per la giornata.
Ma quando il volto del giullare vestito con una giubba colorata viene illuminato dalla tenue luce che entra dalle finestre, nella mente di Severus non è il viscido sicofante il pagliaccio, ma lui, con un viso bianco e deformato in un ghigno spettrale che tanto gli ricorda la tipica rappresentazione della Morte.
L’uomo scuote la testa velocemente, costringendosi a fissare l’interno della vetrina per cancellare quell’immagine, ma può solo relegarla in un angolo ed evitare di pensarci.
Si riprende, solo un leggerissimo tremito nelle spalle come a scacciare un’improvvisa sensazione di freddo, quindi arriva velocemente a destinazione, fermandosi davanti alla porta di legno nero, ridipinta di recente ma che già mostra piccole zone in cui la vernice si era scrostata lasciando intravedere il legno rossiccio.
La mano si allunga verso la maniglia, ma si ferma a mezz’aria.
“E se il vero pagliaccio fossi davvero io? Minus sa chi è, una nullità, ma lo sa e non teme di farlo vedere ogni giorno al mondo. E io, io chi sono? Un insegnante, un pozionista, una spia, un doppiogiochista, uno stupido amante di una donna che non mi ha mai voluto, un amico così fedele da uccidere chi gli ha permesso un secondo inizio. Quanti colori per un solo volto, quante pezze colorate nel mio costume da arlecchino che è la mia vera identità. E sotto, sotto questa variopinta maschera che non mi levo mai, chi sono?”
Mentre da qualche parte nella piazza del mercatoche è Nocturn Alley la pavimentazione ancora brilla per l’acqua raccoltasi in pozzanghere, Severus entra nel negozio, lasciandosi alle spalle la domanda non volendole dare una risposta.
 
Test originale (non usato interamente)Testo italiano (traduzione mia)
Somewhere in a market square
The cobblestone still shine
Glassy eyes behold the sight
Through another cup of wine...
The one eyed jester skips and turns
As he makes his way through the crowd
While the tavern’s royalty try not to laugh aloud...
The jester does another spin
And then falls to the floor
A show of hands, a short "Hurrah!"


A plea for him to do more...
The ease of laughter comes so fast when you’re not in
A jester’s shoes
Cause when you’ve only Fools Gold, you’ve got nothing
More to lose...
Who holds the riches
The jester or the king?
A fortress made from Fools Gold
Or the tears that treasure can bring?
The king he sit upon his throne
The worlds weight on his chest
When your mind begins to race you’ve got no time to rest
"Where is my clown?
I need him now, to take my troubles away..."


The harlequin rushes in as his work begins for the day...
While somewhere in a market square


The cobblestones still shine...
Da qualche parte nella piazza del mercato
La pavimentazione ancora brilla
Occhi vitrei sostengono lo sguardo
Attraverso un’altra coppa di vino...
Il giullare senza un occhio salta e gira
E si fa strada tra la folla
Mentre gli avventori della taverna tentano di non ridere troppo forte...
Il giullare fa un’altra piroetta
Quindi cade a terra
Mani si levano e applaudono, si sente un corto “Hurrah!”
Varie richieste di continuare...
Sembra che sia molto facile mettersi a ridere quando non sei
Nei panni del giullare
Perchè quando hai solooro dei folli, non hai
 
Altro da perdere...
Chi ha potere sui ricchi
Il giullare o il re?
Un fortezza fatta di oro dei folli
O le lacrime che un tesoro può portare?
Il re siede sul suo trono
Il peso del mondo sulle sue spalle.
Quando la mente inizia a correre a piede libero non hai tempo per riposare
“Dov’è il mio pagliaccio?
L’ho bisogno ora, per distrarmi dai miei problemi...”
E l’arlecchino entra e inizia il suo lavoro per la giornata...
Mentre da qualche parte nella piazza del mercato
La pavimentazione ancora brilla...
 
 
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